Il 30 agosto a Verona si è tenuta una conferenza dedicata al ricordo di casi di terrorismo eclatanti che hanno sconvolto la Russia, molto vicini come giorno da calendario:
– 1 – 3 settembre, l’attacco terroristico alla scuola di Beslan – nel 2004 – 21 anni fa;
– 20 agosto, l’assassinio della giovane filosofa Daria Dugina – nel 2022 – 3 anni fa.

Due attentati in tempi diversi, in luoghi diversi, ma con la stessa matrice terroristica pronta a colpire la Russia nei suoi momenti più sensibili.
Nel 2004 l’attentato a Beslan vedeva la Russia impegnata nella seconda guerra cecena.
Nel 2022 l’attentato a Daria Dugina vedeva e vede ancora la Russia impegnata nell’attuale Operazione Militare Speciale sul territorio dell’Ucraina.
Beslan
Con l’intento di mettere in crisi la solidità delle istituzioni federali, l’obiettivo degli attacchi dei terroristi ceceni era quello di provare ad intaccare l’unità della Russia come Stato. Immaginiamo se con l’inizio della guerra in Cecenia fosse partito, un effetto domino di rivendicazioni indipendentiste nella struttura federale del paese – la Russia sarebbe probabilmente implosa, dilaniata dalla conflittualità etnica.

Negli anni precedenti all’attentato di Beslan i guerriglieri ceceni avevano duramente colpito la Russia con vari attentati:
14 giugno del 1995 a Budyonnovsk, in territorio russo nella regione di Stavropol’, un commando di “boeviki”, (come i russi chiamavano i ribelli ceceni), s’impadronì dell’ospedale locale prendendo come ostaggi i pazienti ricoverati, il sequestro finì con l’uccisione di almeno 129 persone (più di 100 tra i civili).
Il 7 agosto 1999 oltre un migliaio di guerriglieri ceceni penetrarono nel Daghestan e occuparono 14 villaggi nei distretti Cumadinskij e Botlichskij, presso Bujnaksk, oltre alla conquista della zona di Kadar e delle alture di Novolaksk vicino alla frontiera cecena, dopo di che vi proclamarono una “repubblica islamica”.
Nel mese di settembre dello stesso anno seguirono tutta una serie di attentati:
– il 4 del mese venne fatta saltare in aria una casa abitativa a Bujnaksk;
– il 9 a Mosca una tremenda esplosione fece crollare un condominio in via Gur’janov;
– il 13 la stessa sorte toccò ad un altro palazzo di Mosca sul Kashirskoe shosse (solo i due attentati di Mosca causarono la morte di 215 persone);
– il 16 nella città russa di Volgodonsk (regione di Rostov-na-Donu) venne fatto esplodere un altro stabile.

Tutti questi attentati causarono la morte di oltre 300 persone e furono tra i presupposti che portarono la Russia all’inizio della seconda guerra cecena.
L’apice di questa sanguinosa offensiva terroristica fu raggiunto il 1° settembre a Beslan, una città fino ad allora sconosciuta di circa 35.000 abitanti in Ossezia del Nord, ad una trentina di chilometri a nord-ovest dalla capitale Vladikavkaz, in direzione dell’Ingushezia.
Interno scuola di Beslan (foto di E. Bertolasi)
Quel giorno, come in tutta la Russia, iniziava l’anno scolastico con la festa chiamata “Den’ znanij” (“La Giornata del Sapere”). Per l’occasione nel cortile della scuola n. 1 si erano radunati gli scolari, i loro genitori e parenti, gli insegnanti. Era in corso la cerimonia inaugurale, quando irruppe un autocarro carico di uomini armati e mascherati i quali, sparando all’impazzata, costrinsero tutti i presenti ad entrare nell’edificio scolastico e ad ammassarsi nella palestra, poi minarono la scuola con cariche di esplosivo allineate sul pavimento, appese al soffitto e ad una fune tesa fra le due estremità della palestra.
Il commando, composto da 32 terroristi, in quei giorni tenne in ostaggio circa 1200 persone, soprattutto bambini.
Nel corso dei combattimenti seguiti all’intervento delle Forze speciali russe morirono 334 ostaggi, di cui 186 bambini, oltre a 10 soccorritori, 11 soldati e 31 terroristi, più di 700 furono i feriti.
L’Ossezia del Nord non venne scelta a caso, già nei giorni successivi alla strage un allarmante vento di odio nazionalista ricominciò a far riaffiorare vecchi rancori mai sopiti tra la maggioranza osseta, filo-russa, etnicamente indoeuropea, cristiana ortodossa e la minoranza ingusha e cecena etnicamente caucasica e musulmana, tuttavia l’attentato non riuscì a far detonare un potenziale conflitto etnico nella regione nord-caucasica.
Daria Dugina
Era il 20 agosto 2022 quando l’auto con la quale Daria Dugina stava rientrando, dopo aver partecipato al festival “Tradizione” tenutosi fuori Mosca, veniva fatta saltare.

Aleksandr Zakharchenko
Nel corso della conferenza è stato ricordato anche Aleksandr Zakharchenko, capo della Repubblica Popolare di Donetsk, barbaramente assassinato in un vile attentato terroristico a Donetsk il 31 agosto 2018.
Aleksandr Zakharchenko (nella foto) non solo era il capo della DNR ma, per chi ha avuto l’occasione di conoscerlo era un vero leader, un comandante carismatico, un combattente pluridecorato, amato dalla sua gente. Ha combattuto ed è morto per la libertà e l’indipendenza della regione di Donetsk dall’Ucraina. Con la sua morte ha lasciato un grande vuoto nel cuore di chi ha avuto l’onore di conoscerlo e stimarlo.

L’evento di Verona è stato organizzato da Eliseo Bertolasi, presidente della sezione italiana del “Movimento Internazionale Russofili”, in collaborazione con Marina Kholodenova presidente di “Russkij Dom – Verona”, Vito Comencini presidente del “Centro Studi Suvorov”, Ennio Bordato presidente dell’ODV “Aiutateci a salvare i bambini”.

Ennio Bordato subito dopo la strage di Beslan si recò sul posto per prestare aiuto. Aiuto che grazie ad “Aiutateci a salvare i bambini” è continuato per molti anni sottoforma di assistenza medica e psicologica ai piccoli superstiti.
Nella sua relazione Bordato ha ragionato su un punto essenziale: “È sbagliato continuare a considerare il terrorismo semplicemente come atti da parte di singoli o gruppi di esaltati nazionalisti o fondamentalisti, si tratta, invece, di azioni ampiamente pianificate da parte dei servizi occidentali per destabilizzare i paesi che loro mettono nel mirino”.
Marina Kholodenova nella sua relazione ha sottolineato come: “Il terrorismo è veramente un male terribile che colpisce la vita di molti. Tuttavia, è importante ricordare che può essere sconfitto solo con sforzi congiunti. Ognuno di noi può dare il proprio contributo scegliendo la via dell’onestà, della trasparenza e dell’impegno”.
Relazione di Eliseo Bertolasi