
A circa tre mesi dalla scomparsa di Umberto Bossi, sorge sempre più spontaneo chiedersi che fine ha fatto o farà la sua importante “eredità politica”. Mentre infatti la Lega Salvini è sempre più alla deriva e molto distante dalle storiche posizioni della Lega Nord, altri partiti, movimenti ed associazioni sorte negli ultimi anni in risposta alla svolta nazionalista, non sembrano prendere piede.

Mi riferisco al Patto per il Nord di Paolo Grimoldi in particolar modo, che ha cercato di creare e lanciare un nuovo partito nordista, vantando un appoggio più o meno diretto dello stesso Bossi. La logica è di rilanciare le storiche battaglie e gli slogan leghisti contro “Roma Ladrona”, il “Meridione Sprecone” ed a difesa del “Nord Gallina dalle Uova D’Oro”, vessato dallo Stato Centrale. La parola d’ordine sarebbe “parlare di Nord” o meglio “tornare a parlarne”, ricuperando così il consenso che aveva il partito bossiano, arrivando in passato anche a risultati straordinari.

Su un simile percorso si era già indirizzato da un po’ di tempo Roberto Castelli, storico Ministro della Giustizia della Lega, molto apprezzato e stimato sia all’interno, che all’esterno del partito. Uscito dalla Lega alcuni anni fa, fortemente critico nei confronti di Salvini, ha fondato il Partito Popolare del Nord. Scelta che ha fin da subito suscitato clamore ed attenzione mediatica. Ha cercato quindi varie sponde per dare forza al suo progetto, come l’alleanza con Sud Chiama Nord del sindaco di Taormina Cateno De Luca, la candidatura alle elezioni regionali della Liguria, il sostegno alla lista Resistere Veneto Szumski a quelle del Veneto e più recentemente la partecipazione alle elezioni amministrative in alcuni comuni.

Va ricordato che non si tratta in realtà dei primissimi tentativi di rilanciare la questione nordista, dato che ben prima ci avevano provato alcuni fuoriusciti leghisti con Grande Nord. Di fatto tutti tentativi di raccogliere delusi e scontenti delle varie svolte salviniane, con il “congelamento” detto anche commissariamento della storica Lega Nord per l’Indipedenza della Padania. I risultati va detto che finora sono stati abbastanza deludenti o per lo meno non tali da poter dimostrare una seria possibilità ridare vita ad una forza politica nordista e federalista, come quella creata e coltivata da Umberto Bossi. Lo sforzo dei capi e dei militanti di questi movimenti meritano certamente un plauso per l’impegno straordinario, la passione e determinazione che ci mettono e che per certi versi ricordano certamente ciò che era la Lega e ciò che ha significato per il Nord, ma anche per il resto della Penisola Italica e delle Isole. Il segno di ciò che ha fatto Bossi rimarrà certamente indelebile sulla storia politica di questo paese, ma prendere le sue redini e portare avanti le sue battaglie sono certamente compiti molto ardui. Altrettanto non è detto che tutto ciò sia effettivamente ancora fattibile, ma soprattutto credibile, dopo anni e anni di promesse mancate, federalismi irrealizzati ed autonomie bloccate. Da un certo punto di vista, anche se spero di sbagliarmi, i tentativi di rilancio di una Lega Nord, mi ricorda un po’ i tentativi di Pino Rauti con la Fiamma Tricolore, che mirava ad ereditare l’esperienza politica del Movimento Sociale Italiano, ma che non fu invece in grado di realizzare, probabilmente perché il “patrimonio ereditario politico” si era ormai sciolto come neve al sole. Un po’ una cosa simile che credo possa essere accaduta o stia accadendo con la Lega di Umberto Bossi, non tanto priva di successori, ma certamente di una prospettiva di continuità o di rilancio di un sogno ed un progetto che sembra sia finito con il venire a mancare del suo grande Capo.
