Vito Comencini

Il 27 giugno scorso a Verona si è tenuto il corteo denominato dai promotori “Ritorno al Reale”. Una manifestazione in difesa della famiglia naturale e della cultura cristiana, in antitesi con il così detto Pride . Il punto di ritrovo era all’Arco dei Gavi e nonostante sotto un sole cocente circa duecento manifestanti tra cui cattolici tradizionalisti, conservatori, esponenti di partiti politici, ma anche famiglie e cittadini comuni, hanno sfilato per le vie cittadine. Il corteo si è svolto in maniera pacifica, decoroso e composto. Dopo un discorso iniziale degli organizzatori Giovanni Rubini e Daniela Baldoria è inizia la camminata lungo Corso Cavour, in direzione Porta Palio.

I manifestanti esponevano diversi i cartelli e striscioni, in particolar modo in prima fila la scritta “Viva Cristo Re”, ma anche “Stop Propaganda LGBTQIA+ negli atenei” e numerosi slogan in favore della famiglia tradizionale. Tra i partecipanti anche Luca Castellini vicesegretario di Forza Nuova che ha dichiarato che “Il pride una manifestazione globalista. Noi qui per difendere la famiglia composta da uomo e donna”.

Daniela Baldoria e Giovanni Rubini hanno esposto le motivazioni dell’iniziativa sottolineando che la manifestazione non ha una matrice né politica né ideologica. In primis hanno precisato che l’idea nasce dalle numerosissime richieste di famiglie e cittadini che chiedono una tutela della loro dignità nei confronti di iniziative che ledono l’unione complementare e naturale tra uomo e donna, in particolare la preoccupazione è rivolta alla tutela dei minori, fuorviati da esempi di unioni civili devianti rispetto al diritto naturale di avere la propria mamma e il proprio papà.

A dimostrazione di tali posizioni sono state esposte immagini dei precedenti gay-pride, dove i partecipanti hanno sfoggiato le loro nudità al cospetto di minori, colpevolmente coinvolti dai propri genitori, venendo meno a basilari comportamenti di decoro e buonsenso, oltre a violare le norme sulle oscenità in pubblico, ribadendo che anche in questi casi le principali vittime indifese sono i bambini. Oltre all’aspetto etico si è accennato a quello religioso, dove durante le sfilate omosessualiste vengono inscenati in modo blasfemo e denigratorio i riferimenti biblici più sacri, dimostrando quanto la richiesta di supposti diritti sia vettore impunito di vilipendio alla nostra religione. Questi casi dimostrano come dietro al vittimismo del mondo arcobaleno si celi un marcato odio nei confronti di chi non si omologa alla dottrina del pensiero unico.

Gli organizzatori del corteo rimarcano le finalità della manifestazione, ossia non è una presa di posizione contro chi ha un concetto inusuale di coppia, ma è una ferma presa di posizione a tutela dei minori, in difesa della famiglia e per il rispetto della sensibilità e dei sentimenti religiosi della società civile.

L’ex deputato e presidente dell’associazione Popolo Veneto Vito Comencini ha inoltre sottolineato sui suoi canali social “La manifestazione non ha una matrice né politica né ideologica. In primis l’idea nasce dalle numerosissime richieste di famiglie e cittadini che chiedono una tutela della loro dignità nei confronti di iniziative che ledono l’unione complementare e naturale tra uomo e donna, in particolare la preoccupazione è rivolta alla tutela dei minori, fuorvianti da esempi di unioni civili devianti rispetto al diritto naturale di avere la propria mamma e il proprio papà. Grande successo per il Corte Ritorno al Reale a Verona, con la presenza di cittadini, giovani e famiglie cattoliche, che hanno fatto sentire la loro voce in risposta alle derive delle lobby Lgbtq, che hanno messo in scena ancora una volta immagini degradanti ed insultanti per la nostra città. Una reazione valoriale ed identitaria, in difesa delle nostre radici cristiane e della famiglia naturale. Un ringraziamento speciale a Don Josef Weissensteiner, che è venuto a darci la sua benedizione ed a guidare la recita del rosario”.