Le polemiche sollevate contro le dichiarazioni dell’ambasciatore della Federazione Russa in Italia Alexei Paramonov, che ha parlato di come “nell’élite italiana, dopo il Covid, siano entrati due nuovi virus: la russofobia e l’ucrainofilia“, sembrano ancora una volta mettere in scena un teatrino a dir poco surreale. In prims infatti bisognerebbe chiedersi da quanto tempo la Russia ed in particolar modo chi la governa, non si fida più o sempre meno dell’Italia, ma soprattutto dei suoi governanti. Va perciò ricordato che negli ultimi anni, dopo l’ultimo Governo Berlusconi, si sono susseguiti una lunga serie di così detti “governi tecnici”, che hanno creato instabilità, fragilità e mancanza di chiarezza politica, con coalizioni, che hanno visto unirsi da destra a sinistra, tutto ed il contrario di tutto. Questo per lo meno fino a l’arrivo dell’attuale Governo Meloni, che però su molti frangenti, compreso quello della politica internazionale, ha mantenuto la linea dei governi precedenti. Mi riferisco in particolar modo alle posizioni proprio nei confronti della Federazione Russa da una parte e degli Stati Uniti dall’altra. Rispetto a questi ultimi non si può infatti scordare il gesto di totale sudditanza e appiattimento su posizioni atlantiste del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, quando ricevette addirittura il bacino in sul capo dal Presidente Americano Joe Biden. Possono essere affidabile, ma ancor più credibili una Premier ed un governo così prostrati?

Parliamo sempre di quel Paese che ha al governo e alle più alte cariche dello Stato, politici che nel 2015 si mettevano le magliette con la scritta “No sanzioni alla Russia” o con la facciona di Putin, ma che poi una volta arrivati al potere non hanno mai fatto nulla di concreto per togliere quelle sanzioni e non ci hanno pensato un minuto a voltare le spalle a “Zar” ed al suo Paese, quando nel febbraio 2022 è iniziata l’operazione militare. Al di là dei proclami, delle sparate e dei passi indietro o di lato, hanno votato e votano ogni tipo di nuova sanzione alla Russia e di invio di armamenti all’Ucraina. Perciò risulta logico, di fronte a tutto ciò, che la Federazione Russa non possa più minimamente fidarsi di personaggi del genere, la cui parola a quanto pare non vale nulla o quasi.

Come potrebbero i dirigenti russi interloquire in modo rispettoso e leale, con chi ha avuto pure l’arroganza di paragonare l’attuale Russia guidata da Vladimir Putin al Terzo Reich di Adolf Hitler? Non è forse russofobia questa? Perché è evidente che il suddetto paragone non è semplicemente un attacco al Presidente Putin, ma un’oltraggio al popolo o meglio ai popoli russi e russofoni. Mi riferisco ad esempio ai bielorussi, che nella Seconda Guerra Mondiale, hanno perso quasi un terzo della popolazione. Tutto ciò non può che completare il quadro russofobico, che in Italia si è visto chiaramente anche in ambito artistico, culturale, sportivo, storiografico ecc.. Insomma non più semplicemente “guai ai vinti”, ma guai anche a “certi vincitori” insomma.

L’ambasciatore russo ha perciò semplicemente espresso quello che è naturale rilevare, vedendo la deriva antirussa della politica internazionale dei governi italiani. Tutto ciò a danno in primis del popolo e dell’economia italica, che a causa delle sanzioni hanno subito e subiscono gravi contraccolpi. Si tratta infatti di scelte insensate dal punto di vista degli interessi geostrategici italiani, ma anche europei.
