Vito Comencini

Roberto Vannacci ha recentemente scelto di abbandonare la Lega Salvini Premier, dopo solo un anno dal suo tesseramento e partecipazione al congresso salviniano, che lo aveva portato a diventare Vicesegretario del partito di Matteo Salvini.

Con la rottura Vannacci ha fondato il suo nuovo partito Futuro Nazionale, con cui si esprime in modo chiaro e determinato. Per ciò che riguarda i contenuti risponde alle domande dei giornalisti con una certa decisione, ad esempio sulla questione obblighi vaccinali durante il Covid. Il generale attacca in maniera sempre più aspra il centrodestra o “falsa destra”, che dir si voglia ed in particolar modo la Salvini Premier, sul fatto che voti contro le sanzioni alla Russia e l’invio delle armi a Kiev in Europarlamento, ma poi al governo e nel Parlamento italiano voti invece favorevolmente, dimostrandosi così totalmente incoerente ed ingannevole. Va però precisato che tutto ciò è quasi sempre avvenuto negli ultimi anni e viene quindi spontaneo chiedersi il perché improvvisamente Vannacci pare che se ne accorga solo ora.

Sul conflitto russo ucraino l’eurodeputato continua a fare un ragionamento meramente opportunistico, ma fa anche dei passaggi buoni e importanti sulle ragioni della Federazione Russa, come sulle basi NATO nel Baltico e nel Mar Nero. Ha risposto bene e quindi a tono sulla questione della Georgia, ma non spiega delle rivoluzioni colorate provocate dagli “anglosionisti” in tutti questi anni. Si barcamena un po’ sulla questione dei militari impiegati per la sicurezza sulle strade italiche, arrivando forse anche a contraddirsi e senza invece puntare maggiormente sulla questione della difesa dei confini nazionali (Balcani e Blocco Navale).

Parla di patria, difesa della famiglia secondo natura e delle tradizioni, ma senza mai fare riferimento alle identità locali, federalismo, autonomia ecc.. e ancora una volta non si definisce esplicitamente cattolico e nemmeno cristiano. Subito dopo la sua “svolta” si è trovato a dover prendere posizione sul conflitto in Medioriente ed ha così tenuto una linea critica verso la politica occidentale di “esportazione della democrazia”, facendo notare gli effetti deleteri che hanno avuto queste operazioni nel passato (Iraq, Afghanistan, Libia, Siria ecc…). Sulle alleanza politiche-partitiche fa capire chiaramente di voler sostenere, se pur in modo critico, il governo di centrodestra, ma non spiega cosa farà se verrà escluso e se quindi è pronto e disponibile anche eventualmente a correre da solo sia a livello locale, che nazionale, con tutti i conseguenti rischi del caso.

La cautela verso il suo progetto politico appare però doverosa anche per la questione dell’atteggiamento molto “tiepido” verso la massoneria o presunta tale, che appare abbastanza ingenuo e magari incauto. Insomma nella sua mossa politica certamente dirompente e che ha acceso in molti, molte speranze, si vedono chiari e scuri, ma al contempo pare spesso un po’ un modus operandi a “scoppio ritardato”. Per carità, meglio tardi che mai, ma lascia comunque almeno in parte perplessi, soprattutto la tempistica delle sue posizioni.