Lo strumento della mediazione finalizzata alla conciliazione in un contesto di liti, controversie e conflitti, soprattutto in ambito civile e commerciale (condominio, locazione, scioglimento comunioni ereditarie, liti fra soci ecc), ma che possono portare a risvolti anche in ambito amministrativo e penale, è sempre più di grande attualità. Molte società specializzate nel suddetto settore se ne stanno occupando con grande successo su tutto il territorio nazionale, con sedi proprie o in convenzione, così da offrire ai legali la copertura di tutti i tribunali italiani. La mediazione, con la recente normativa (così detta Riforma Cartabia) oltre che confermarsi soluzione rapida e definitiva dei conflitti (l’accordo è infatti titolo esecutivo e quindi non appellabile) gode anche di importanti benefici fiscali, raddoppiati rispetto al passato (100 mila di franchigia con riferimento all’imposta di registro) e con un credito di imposta per parte, ora effettivo, fino a 600,00 euro in caso di accordo o 300,00 euro, senza accordo. Questo importo assorbe tutto il costo di avvio del procedimento di mediazione. Si è così affermato il principio in base al quale le parti in lite, correttamente supportate dal mediatore e con l’assistenza dell’avvocato, possono giungere al “miglior risultato”, con un significativi beneficio, si intermini di risparmio di tempo, che di costi, sia per loro che per le casse dello Stato e quindi dei cittadini tutti. Gli organismi di mediazione in questi anni si sono affermati nel panorama della risoluzione alternativa delle controversie (ADR) come punto di riferimento per i soggetti privati, le imprese ed i professionisti, che optano la strada della mediazione, per arrivare ad una risoluzione dei conflitti, che sia al contempo efficace, riservato e sostenibile. Le suddette società di mediazione sono attive su tutto il territorio nazionale, contando su squadre di mediatori appartenenti a vari ambiti professionali, come avvocati, commercialisti, notai, architetti ecc.. Insomma tutti soggetti sensibili alle dinamiche del conflitto e con elevate capacità di problem solving. La forza mediatori diviene quindi l’esperienza acquisita sul campo e la costante formazione, a cui dedicano gran parte del loro proficuo impegno. Nonostante ciò la situazione italiana continua a mostrare un eccesso di procedimenti in Tribunale, mentre come affermato recentemente dal Prof. Avv. Alberto M. Tedoldi (Ordinario di Diritto processuale civile nell’Università degli Studi di Verona) “il processo dovrebbe essere l’estrema ratio” e che quindi prima bisognerebbe sempre “passare da strumenti alternativi”. Aspetto rilevante è poi quello del Nuovo Regolamento della Camera Arbitrale, ricco di innovazioni. Ciò che è però da rilevare, è come l’Arbitrato rimane ad oggi uno strumento poco conosciuto ed utilizzato, nonostante sia un ottimo strumento di risoluzione dei conflitti, incredibilmente più rapida dei Tribunali e spesso dal costo decisamente contenuto. Si tratta infatti di un metodo alternativo di risoluzione delle controversie, con la possibilità di una “scelta su misura del giudice”. Si tratta insomma di strumenti che mirano a sburocratizzare, velocizzare, semplificare e sgravare la macchina statale dall’accumulo di procedimenti presso i tribunali italiani. Va così ad affermarsi il principio di sussidiarietà che cerca di favorire le risoluzioni tra privati, cercando di evitare i livelli superiori della farraginosa macchina pubblica. È evidente che in tutto ciò un ruolo chiave, lo giocano certamente gli sviluppi tecnologici ed informatici, come l’utilizzo della firma digitale e dell’OTP.