
C’è una Verona che reagisce: 150 persone tra militanti e soprattutto residenti della zona limitrofa a Piazza Cittadella, ma anche accorsi da altri quartieri della città, si sono ritrovati il 9 luglio scorso in un presidio organizzato all’indomani dell’ultimo grave episodio di cronaca culminato in un tentato omicidio con un cavatappi. Un presidio spontaneo e senza nessuna bandiera, né partitica né politica, ma con un solo messaggio: VERONA REAGISCI, che ha dato la parola ai singoli cittadini che ogni giorno si trovano alle prese con il degrado, la paura e l’insicurezza, di fatto causate da un’invasione migratoria organizzata che, negli anni, è maturata come fallimento sociale, un fallimento dal quale sembra non si possa più tornare indietro.

Davanti alle corse e rincorse, ai proclami securitari, alle scelte degli organi preposti, delle forze dell’ordine e dell’amministrazione comunale che, tra zone rosse e ordinanze dell’ultima ora, la vera parola d’ordine, il vero contropotere da frapporre a chi vuole, o crede di poter occupare e farla da padrone in strade e piazze, è la COMUNITA’.

Una “ritrovata Comunità” che rioccupi, riviva, dal basso e con la presenza fisica, che reimpari ad essere tale, a condividere ciò che le appartiene e a reagire coraggiosamente quando si sente in pericolo.
